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Azione C2 - Interventi di eradicazione di Carpobrotus (Fico degli Ottentotti) dall’isola di Tavolara

Il Progetto LIFE Puffinus Tavolara si è posto, tra gli altri, l’obbiettivo di incrementare la naturalità degli ecosistemi insulari e di tutelare gli habitat e le specie vegetali di interesse conservazionistico, anche attraverso l’attuazione di interventi di eradicazione di Carpobrotus sp.pl. (Fico degli Ottentotti) e di eventuali altre specie vegetali aliene, valutate come potenzialmente invasive nell’isola di Tavolara.


Le aree di intervento riguardano, in particolare, la zona più antropizzata dell’isola, Spalmatore di Terra, che ricade all’interno dell’area SIC ITB010010 “Isola di Tavolara, Molara e Molarotto” e della ZPS ITB013019 “Isole del Nord – Est tra Capo Ceraso e Stagno di San Teodoro”, oltre ad appartenere all’Area Marina Protetta di “Tavolara – Punta Capo Coda Cavallo” e ad essere assoggettata al vincolo idrogeologico ai sensi del R.D.L. n. 3267 del 30/12/1923.


I nuclei di Carpobrotus sp.pl. presenti sull’isola di Tavolara, oggetto degli interventi di eradicazione, sono stati individuati nel dettaglio dal Centro Interdipartimentale per la Conservazione e Valorizzazione della Biodiversità Vegetale dell’Università di Sassari (CBV-UNISS) attraverso dei rilievi in campo effettuati con l’utilizzo di idoneo dispositivo GPS (vedi Tavola 1). La presenza dei nuclei di Carpobrotus sp.pl. a Tavolara, come nelle altre zone della Sardegna e del Mediterraneo, costituisce una seria minaccia per la conservazione di molte specie endemiche, rare e tutelate dalla normativa vigente, che sono tipiche delle nostre spiagge e degli ambienti costieri in buono stato di conservazione.



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Figura 1 – Eradicazione di un nucleo di Carpobrotus nella spiaggia di Spalmatore di Terra

I nuclei di Carpobrotus sp.pl. rilevati, in numero di 23 per complessivi 7.066 m2, presentavano in genere un’estensione limitata, con un valore medio di circa 33 m2, ad esclusione di un nucleo di estensione pari a 6342 m2 individuato all’interno del giardino di un’abitazione privata.



Risultati e benefici


Nelle porzioni di duna da cui è stato rimosso il Carpobrotus si è osservata la ricolonizzazione da parte delle specie native ed endemiche tipiche e meritevoli di tutela, che non sono in grado di competere in modo efficace contro questa specie invasiva e che quindi tendono a scomparire, come ad es. Rouya polygama (Direttiva 92/43/CEE). Questi effetti positivi sono stati osservati e documentati grazie alla dislocazione di una rete di parcelle di monitoraggio permanente presso Spalmatore di Terra.



Metodologia impiegata


Al fine di ridurre gli impatti nelle aree di intervento, le operazioni di rimozione sono state eseguite manualmente, con l’ausilio di attrezzi idonei a basso impatto (quali rastrelli e cesoie), da personale adeguatamente formato o comunque sotto la guida di personale esperto, in modo da assicurare una rimozione selettiva e ben controllata e da evitare il danneggiamento della vegetazione autoctona presente, l’asportazione di sabbia in eccesso e l’attivazione di processi di erosione eolica.



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Figura 2 – Operatori e volontari impegnati nelle attività di eradicazione del Carpobrotus

Le operazioni di eradicazione hanno previsto la asportazione di tutto il materiale vegetale fresco di Carpobrotus, sia sopra che sotto il livello del suolo, incluse eventuali plantule e, per quanto possibile, dell’intero apparato radicale e di tutto il materiale secco (lettiera e rami disseccati anche se in stato più o meno avanzato di degradazione). Sono stati rimossi anche eventuali materiali di origine antropica (plastica ed altro), presenti nella lettiera o in prossimità delle piante di Carpobrotus, in cui potevano essere attaccate parti dei frutti e dei semi.



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Figura 3 - Rimozione manuale del Carpobrotus e delle sue radici

Le piante estirpate, le radici e la lettiera, sono state depositate all’interno di sacchi, chiusi e movimentati con cautela per evitare il rischio di disseminazione o propagazione di frammenti. I residui sono stati poi temporaneamente stoccati su teli in apposite aree e lasciati seccare e marcire in attesa di essere bruciati. Poiché infatti i volumi di materiale vegetale eradicato sarebbero stati tali da rendere difficoltoso e notevolmente dispendioso il trasporto e lo smaltimento dello stesso presso discariche autorizzate, è stato effettuato l’abbruciamento in loco, previa autorizzazione rilasciata dal Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Sardegna.



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Figura 4 – Deposito temporaneo del materiale vegetale estirpato

Gli interventi sono stati realizzati in tre differenti campagne di eradicazione, di cui due ad oggi completate ed una terza che sarà completata nel mese di ottobre 2018.

La prima campagna, concernente gli interventi finalizzati alla rimozione di tutti i nuclei di Carpobrotus presenti ed all’abbruciamento in loco dei residui, è consistita in 6 giornate lavorative realizzate nel 2016. In particolare la giornata del 22 maggio è stata organizzata con il coinvolgimento di circa cinquanta volontari al fine di sensibilizzare la popolazione sul tema delle specie aliene invasive, mentre le altre giornate hanno visto impegnata la ditta specializzata incaricata con l’ausilio di alcune persone dell’AMP e del Comune di Olbia coinvolte nel Progetto.



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Figura 5 - Attività di formazione dei volontari

Gli interventi, che in programma dovevano essere svolti preferibilmente nei periodi autunnale e invernale e, comunque, entro il mese di marzo (prima della fioritura), al fine di evitare un ulteriore apporto di semi, in taluni casi si sono protratti fino al mese di giugno per ragioni legate alle condizioni meteo che hanno condizionato l’effettiva possibilità di raggiungere l’isola.


È poi seguita, nel 2017, una seconda campagna di eradicazione con una replica degli interventi al fine di individuare e rimuovere le plantule sviluppatesi dalla banca semi del suolo o da ricacci; il lavoro è stato svolto in due giornate di lavoro.

Una terza campagna di eradicazione, avente sempre lo scopo di individuare e rimuovere eventuali nuove plantule, è stata avviata il 29/05/2018 e sarà completata nel mese di ottobre 2018. Anche il personale del Centro Interdipartimentale per la Conservazione e Valorizzazione della Biodiversità Vegetale dell’Università di Sassari (CBV-UNISS) attraverso i periodici rilievi di campo sta monitorando e segnalando l’eventuale presenza di plantule che vengono prontamente rimosse.


Una terza campagna di eradicazione, avente sempre lo scopo di individuare e rimuovere eventuali nuove plantule, è stata avviata il 29/05/2018 e sarà completata nel mese di ottobre 2018. Anche il personale del Centro Interdipartimentale per la Conservazione e Valorizzazione della Biodiversità Vegetale dell’Università di Sassari (CBV-UNISS) attraverso i periodici rilievi di campo sta monitorando e segnalando l’eventuale presenza di plantule che vengono prontamente rimosse.

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